Spesso attribuiamo agli eventi la causa di ciò che proviamo e dei nostri comportamenti.

Ad esempio se aspettiamo la telefonata da parte di un amico che si dimentica di chiamarci, pensiamo  che è stato lui a farci arrabbiare e che e sempre per colpa sua che  non  risponderemo più alle sue chiamate o messaggi.

Questo modo di pensare non è esattamente corretto perché tra l’evento, l’amico che non ci chiama, e le nostre emozioni e reazioni, la rabbia e l’evitarlo, sono presenti i nostri pensieri. In questo caso probabilmente possiamo pensare che per lui non siamo importanti e che lo ha fatto apposta per farci arrabbiare. I pensieri che formuliamo circa un evento o una situazione rappresentano il significato che noi diamo a ciò che sta succedendo. È il nostro modo di vedere e dare un significato al mondo, agli altri e a noi stessi.
Accade a volte che il significato che i nostri pensieri attribuiscono agli eventi negativi sia poco equilibrato, esagerato e estremamente negativo, tanto da condurre a una sofferenza ancora maggiore. Un esempio:  di fronte  all’esito sfavorevole di un esame universitario pensiamo che non valiamo niente, che non siamo intelligenti e che non riusciremo più a superare la prova e ci deprimiamo molto. Anche il nostro comportamento ne verrà influenzato tendendo a evitare altre situazioni simili, o isolandoci, o compiendo comportamenti autodistruttivi, come bere.

È importante quindi cercare di riconoscere i propri pensieri per capire che tipo di significato diamo a ciò che accade intorno a noi, ma anche cercare di essere equilibrati e critici nel formularli.