Un disturbo alimentare si manifesta quando sono presenti gravi disordini nel comportamento alimentare. Una massiccia riduzione del cibo consumato durante la giornata, o, al contrario, una alimentazione eccessivamente abbondante, o ancora vissuti di forte stress e preoccupazioni per il peso o la forma fisica, sono tutte manifestazioni di un problema alimentare di tipo psicologico.

Una iniziale diminuzione o aumento della quantità di cibo può col tempo diventare un impulso incontrollabile a mangiare meno o di più. Il rapporto con il cibo e il proprio corpo diventa una vera e propria ossessione per la persona e fonte di malessere psicologico.

 

L’anoressia nervosa

La caratteristica principale dell‘anoressia nervosa è il rifiuto di mangiare e assumere cibo. Anche se chi ne soffre sente sempre una intensa fame e appetito, il rifiuto del cibo è molto forte ed ha origine dall’intenso timore di ingrassare e dalla necessità di controllare l’alimentazione. Per evitare di acquisire peso la persona che soffre di anoressia nervosa mette in atto una serie di comportamenti tipici del disturbo come seguire una dieta troppo rigida, fare esercizio fisico eccessivo, indursi il vomito dopo aver mangiato anche piccole quantità di cibo.

 

La bulimia nervosa

La caratteristica della bulimia nervosa è un circolo vizioso costituito dalla preoccupazione per il peso e le forme corporee, il sottoporsi a diete ferree, abbuffate e vomito autoindotto. La tendenza a valutare se stessi e il proprio valore secondo canoni di magrezza porta queste persone ad avere come obiettivo centrale quello di dimagrire. Seguire una dieta troppo rigida porta inevitabilmente a compiere piccole trasgressioni, vissute come una irreparabile perdita di controllo. Le abbuffate in un primo momento possono procurare piacere perché allentano la tensione del dover seguire in modo ferreo la dieta, ma col passare del tempo danno origine a emozioni negative (paura di ingrassare, senso di colpa, vergogna, disgusto) che a loro volta possono innescare nuove abbuffate. Ed è qui che si attiva il circolo vizioso.

Per un approfondimento sugli aspetti clinici dei disturbi alimentari segnalo il documento del portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica. 

Un problema alimentare coinvolge ovviamente non solo chi ne soffre ma anche coloro che gli stanno accanto, come il nucleo familiare (genitori e fratelli), gli stessi coetanei, gli insegnanti. In famiglia, soprattutto, si sente il peso e la preoccupazione di quanto sta accadendo alla propria figlia, e possono nascere numerose situazioni relazionali spiacevoli, come litigi, recriminazioni, colpevolizzazioni.

Cosa possono fare i genitori #1

AA032300Soprattutto in famiglia si sente il peso e la preoccupazione di quanto sta accadendo alla propria figlia, e possono nascere numerose situazioni relazionali spiacevoli, come litigirecriminazioni, colpevolizzazioni.

Il ruolo dei genitori è comunque fondamentale: entrambi possono diventare una preziosa risorsa per la guarigione della propria figlia e il raggiungimento di un maggiore benessere psicologico. È necessario però evitare di cadere nella trappola dei sensi di colpa e della rabbia a favore invece di una riflessione e  un confronto su ciò che sta accadendo e su come si può affrontare.

Ecco alcuni suggerimenti pratici che i genitori possono iniziare a mettere in atto nella quotidianità:

– evitare di focalizzarsi esclusivamente sul cibo e sul peso. Anche se questi aspetti sono fonte di forti preoccupazioni, è importante prestare attenzione a vostra figlia nella sua globalità. Non si deve perdere di vista che il disturbo alimentare non è solo un problema di alimentazione ma che ad esso sono connesse sofferenza emotiva, scarsa autostima ed alte insicurezze psicologiche.

– cercare di portare avanti la propria vita come genitori e coppia, evitando di impiegare tutte le proprie energie e tempo sulla malattia. Mantenere i propri interessi, gli hobby, il lavoro è necessario per difendere il proprio benessere psicologico.

– comunicare con le parole e con i gesti la nostra disponibilità all’ascolto e all’aiuto.

– evitare di imporvi e litigare sulla scelta dei cibi o sul controllo del peso ma cercare di lasciare a lei il controllo di questi aspetti, perché tanto lo farebbe comunque, magari di nascosto.

– mantenere le vostre abitudini alimentari, soprattutto se avete altri figli.

– cercare di invitare sempre vostra figlia a mangiare insieme a voi, senza imporvi o insistere.

– chiedere aiuto ad un centro specializzato o ad un professionista per ricevere il sostegno e la cura più appropriata.

Cosa possono fare gli insegnanti #2

sicurezza-rete-studenti_73206La scuola oltre che luogo educativo è luogo di crescita, dove i ragazzi si sperimentano sia nel rapporto con i coetanei sia nella relazione con adulti autorevoli, legami attraverso i quali costruiscono e consolidano la propria identità e autostima.

L’insegnante che si dovesse accorgere di un problema alimentare di una propria allieva può:
– cercare un contatto comunicativo con l’allieva, esprimerle la propria preoccupazione, informandola di ciò che ha notato (eccessiva magrezza, isolamento sociale, cambiamento di atteggiamento) e dimostrarsi disponibili ad ascoltarla.- proporre il proprio aiuto e offrile, se lei lo richiede, informazioni sui servizi presenti sul territorio.

– solo dopo averne parlato con la ragazza, si possono prendere contatti con i genitori.

È molto importante non mostrarsi sfidanti con l’allieva ma al contrario cercare di collaborare con lei, mostrandosi disponibili, accoglienti e comprensivi ed evitando di imporle qualcosa, con il rischio di perdere la sua fiducia. Mostrare la propria sincera preoccupazione, senza giudizi, è una risorsa preziosissima!

Cosa possono fare i coetanei #3

medium_4164759025I coetanei hanno un ruolo importante perché sono vicini emotivamente alla persona, sono coloro con i quali si condividono esperienze, positive e negative.
Se gli amici o i compagni di classe dovessero accorgersi di qualche problema alimentare di un’amica, allora è importantissimo mostrarle la propria disponibilità alla vicinanza, all’ascolto e all’aiuto, senza insistere o imporsi.  Pensate a come agireste voi se qualcuno insistesse su un argomento per voi molto critico. Non è necessario parlarle sempre del problema, del cibo e del suo modo di mangiare, perché il rischio è che l’amica si allontani e diventi diffidente. Continuare a starle vicino e a non dare giudizi è molto più rassicurante e non mette a rischio l’amicizia.
Ricordatevi di non fare battute sull’aspetto fisico, sul modo di vestirsi o sul cibo, perché una battuta che per una ragazza può far ridere per un’altra può fare molto male.

 

Riferimento bibliografico

Fausto Manara (2008), Con gli occhi dei figli – Sperling $ Kupfer