Numerosi studi condotti su pazienti oncologici hanno messo in luce la presenza di alcune reazioni psicologiche fondamentali ed emozioni che si presentano nella persona lungo tutto il periodo della malattia.

I sei stadi, rilevati attraverso le ricerche e, soprattutto, grazie al prezioso confronto con chi realmente si trova ad affrontare una diagnosi di malattia neoplastica e l’iter terapeutico che inevitabilmente ne segue, non si manifestano in tutti i pazienti, ma nella maggior parte dei soggetti se ne individuano comunque alcuni:

 

  • Fase del dubbio. Questa prima fase ha inizio con la comparsa dei primi sintomi ed è caratterizzata da emozioni di ansia, che diviene sempre più opprimente con l’aumentare degli esami e delle visite. Il paziente reagisce alla nuova e dolorosa situazione mettendo in atto meccanismi di difesa, come ad esempio la negazione e la razionalizzazione;
  • Fase diagnostica. È un momento, questo, fra i più difficili da fronteggiare sia per il malato, che per la famiglia e il medico. La prima reazione è quella di negare la malattia e la diagnosi, ovvero la realtà, che lentamente viene accettata con sentimenti ambivalenti di angoscia legata alla morte e speranza riposta nella terapia;
  • Fase dell’ospedalizzazione – fase terapeutica. Nel periodo di ospedalizzazione si verifica una crisi della personalità, con dispersione del ruolo dell’individuo e della percezione di sé come identità legata alla sola malattia. Al ricovero, si aggiunge poi l’inizio della terapia, che provoca nell’organismo del malato cambiamenti non indifferenti, difficili da accettare;
  • Fase della remissione. È uno stadio in cui il paziente, a seguito di miglioramenti dei sintomi, reagisce emotivamente con più ottimismo al trattamento e alla malattia stessa. L’équipe medica ed i familiari hanno il compito di sostenere le emozioni positive e le speranze per il futuro del malato, contenendo contemporaneamente l’ansia e l’angoscia di eventuali ricadute;
  • Fase della ripresa della malattia. Lo sviluppo di eventuali patologie psichiche è più frequente proprio in questa fase, nella quale crollano tutte le aspettative di guarigione, si ripropone l’incontro angosciante con la morte e si esperiscono vissuti di abbandono;
  • Fase terminale. In questo ultimo stadio, in cui gli interventi medici ormai non svolgono più alcuna azione curativa, il malato necessita di affrontare in modo concreto i concetti di morte e separazione, al fine di potergli permettere un’adeguata elaborazione del lutto.

 

E possibile spiegare il processo di crisi conseguente alla diagnosi di tumore attraverso quattro fasi che coinvolgono la sfera emotiva e cognitiva della persona colpita dalla malattia:

 

  • Fase di shock. Immediatamente dopo la diagnosi di malattia, la persona percepisce l’avvenimento come una catastrofe e il proprio corpo come un traditore, in quanto portatore di morte e annientatore del futuro. Le emozioni e i vissuti personali, spesso, in questa fase non emergono facilmente ed in modo manifesto, per cui è indispensabile rispettare i tempi del paziente senza forzarlo nell’affrontare la malattia;
  • Fase di reazione. Si ha una maggiore presa di coscienza della realtà, dovuta anche all’esposizione ai piani terapeutici, dalla quale si generano emozioni quali ansia, rabbia e disperazione. Il malato reagisce attuando meccanismi difensivi regressivi e maniacali oppure assumendo comportamenti ostili nei confronti dei medici e dei trattamenti;
  • Fase di elaborazione. In questo periodo il paziente diventa consapevole di ciò che avvenuto e percepisce di essere diventato una persona diversa. Le energie vengono concentrate in direzione di un unico scopo: la tutela della propria salute. Il fine essenziale per il malato è di sopravvivere come persona, da un punto di vista sia fisico che psicologico, mettendo da parte qualsiasi altra preoccupazione;
  • Fase di riorientamento. Segue ogni check-up di controllo ed in essa si possono ripresentare tute le problematiche delle fasi precedenti. È importante non abbandonare il paziente e la sua famiglia, offrendo loro continuo sostegno ed aiuto. Emerge, inoltre, nel paziente una nuova concezione della propria esistenza alla quale vengono attribuiti, mediante il confronto fra le esperienze pregresse e quella di malattia, significati inediti.

 

Il sostegno psicologico nei casi di malattia aiuta il malato a superare nel modo migliore le diverse fasi emotive e  riduce notevolmente i livelli di ansia, stress e depressione, favorendo la promozione e il mantenimento dell’equilibrio psichico.

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