Nel 2007 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha denunciato la presenza nel mondo di 22 milioni bambini di età inferiore ai 5 anni in sovrappeso. Una tendenza negativa, quella dell’iperalimentazione, che sta caratterizzando gli ultimi decenni, a differenza di quanto invece accadeva fino agli anni ’50 quando il cibo era un bene di difficile reperimento a causa di crisi economiche, guerre e carestie.
Oggi ci troviamo a disporre di un’immensa quantità e tipologia di alimenti tra cui scegliere che spesso porta ad una alimentazione eccessiva. Quante volte capita di mangiare anche quando non si ha fame!

Come mai cadiamo in questa trappola? Perché non riusciamo a controllare l’ impulso a mangiare?

Possono essere molte le cause. Certamente l’ estrema disponibilità e appetibilità di cibo gioca un ruolo importante. Ma non dobbiamo trascurare il significato psicologico che attribuiamo al cibo.
Pensiamo a quando siamo tristi e ci buttiamo sul gelato! Quando siamo soli sul cioccolato!

Il cibo assume una valenza emotiva non di poco conto, serve per tamponare e affrontare quei momenti di forte tristezza, di solitudine, di noia, o di rabbia che talvolta sentiamo.
È un modo sbagliato di fronteggiare la situazione critica. Abbuffandosi non si risolverà quella spiacevole sensazione di essere soli, di sentirsi indegni e non amati, apprezzati e considerati. Anzi dopo l’abbuffata si aggiungeranno emozioni di colpa che andranno ad acuire la sofferenza precedente.

Quali sono allora le strategie adeguate per affronbtare questo comportamento alimentare errato?

Può essere utile tenere un diario dove appuntare:

  • dove ci troviamo e in quale momento della giornata avvengono le abbuffate;
  • chiediamoci se è successo qualcosa che ci ha fatto innervosire o rattristare, un evento che ha cambiato il nostro umore;
  • chiediamoci infine l’aver mangiato in modo eccessivo  è servito o meno a risolvere il problema o la situazine.

Questo tipo di esercizio permette di riflettere sulla modalità alimentare messa in atto al fine du diventare consapevoli che in realtà non c’è nulla di positivo in questo tipo di atteggiamento, ma solo conseguenza negative (malessere fisico, acquisto di peso, senso di colpa). La finalità è cercare di ridurre gradualmente gli episodi di iperalimentazione “emotiva” ed imparare a mangiare con gusto in modo adeguato  e vario.

Se le abbuffate sono molto frequenti è opportuno richiedere un aiuto professionale senza trascurare ulteriormente comportamento alimetnae sbagliato.