La relazione con il cibo può essere diversa in ciascuno di noi, non solo dal punto di vista strettamente nutrizionale e di scelta degli alimenti secondo le preferenze di gusto. Se pensiamo a quando siamo sotto stress o particolarmente ansiosi e preoccupati per qualcosa, c’è che tenderà a “buttarsi” sul cibo e chi, al contrario, sentirà “chiudersi lo stomaco”. Sicuramente parlando con gli altri avrete notato queste differenze personale e vi sarete stupiti di come l’altro viva magari simili eventi stressanti. 

Le emozioni negative sembrano quindi influenzare le nostre abitudini alimentari, sia in senso restrittivo che in quello opposto. Il senso di fame e quello di sazietà derivano da processi neuronali e ormonali, ma come spesso sperimentiamo, possono essere alterati da come ci sentiamo emotivamente. Ad esempio nei “mangiatori emotivi” è come se le emozioni, solitamente quelle negative, venissero confuse con l’avere fame e quindi mangiamo per poter alleviare ad esempio l’ansia o per evitare stati d’animo dolorosi, come la solitudine e la noia.

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