Recovery è un termine preso in prestito dalla lingua inglese che significa riaversi, riprendersi, ripristinare quindi una condizione di appartenenza a se stessi che contraddice drasticamente un semplice farsi «paziente», attendendo passivamente che qualcuno, dall’esterno, dispensi per noi la salute. Risulta essere un concetto alieno in psichiatria, una disciplina che da sempre è stata influenzata dagli influssi storici e alla quale è stato assegnato un ruolo di controllo sociale.

Solo grazie all’operato di Franco Basaglia, si è riusciti a riconoscere il diritto di cittadinanza del paziente psichiatrico e ad allontanare l’idea del manicomio come strumento di cura. L’idea è che la guarigione può cominciare solo dove l’istituzione può concedersi di cancellarsi, annullando presunzioni e preclusioni, diffondendo informazione, ricucendo, insieme agli utenti, il senso e la realtà del dolore e della guarigione.In quest’ottica la finalità è di trasformare l’utente dei servizi di salute mentale in “consulente” e scardinare finalmente l’idea di inguaribilità in psichiatria.

Se si prendono in considerazione l’evidenze scientifiche, questo progetto non rimane solo un sogno nelle mente di utenti, familiari e operatori ma diventa qualcosa di più. Da uno studio del 2006 risulta che la percentuale di guarigione,  prendendo in considerazione un tempo sufficiente di valutazione, è del 46% dei casi, mentre è del 35% una guarigione da intendersi come migliore adattamento  alla società, ovvero persone che conducono una vita socialmente attiva. Tenendo conto che il 20- 30% dei casi ha una prognosi sfavorevole, i dati indicherebbero quindi che più della metà dei casi di schizofrenia va incontro ad un percorso di guarigione.

Il concetto di recovery dovrebbe dunque assumere un significato di rilevanza centrale per qualsiasi professionista della salute mentale, oltre che per i pazienti e le loro famiglie.E non dovrebbero rimanere fuori dai giochi neanche la politica e le istituzioni cittadine, che potrebbero svolgere un ruolo trainante e di spinta per garantire ai malati psichiatrici una migliore qualità di vita e eguali diritti degli altri cittadini.Assumendo come centrale il concetto di recovery, la salute mentale lascerebbe al paziente maggiore potere e la possibilità di sfidare la propria disabilità, aiutandolo a ricostruire un’aspirazione all’interno di una comunità nella quale egli stesso è parte attiva.