“Ciao, come stai?”

“Bene, sono super impegnato a lavoro!”

Questa è la tipica risposta che ci si potrebbe aspettare di ricevere dal workaholic, ovvero da chi essendo concentrato esclusivamente sul lavoro perde di vista tutto il resto.

Il workaholism è la dipendenza da lavoro, caratterizzata dalla tendenza a lavorare in modo ossessivo-compulsivo senza che vi siano reali necessità di farlo. Per il workaholic (la persona dipendente da lavoro) non sono quindi ammesse pause e tutta la sua vita ruota attorno all’attività  lavorativa. La persona è spinta dalla convinzione personale di non riuscire a fare altrimenti e di non poter scegliere delle alternative se non quella di vivere per il lavoro.

A differenza delle dipendenze da sostanza o da gioco, si può dire che si tratti di un tipo di dipendenza  buona, socialmente accettata. La società purtroppo approva un atteggiamento di ipercoinvolgimento lavorativo, dove si richiede al lavoratore di impegnarsi il più possibile nelle proprie attività, di dare il massimo, di non trascurare nulla.

Ad essere trascurate sono invece le conseguenze negative del workaholism, connesse all’attivismo costante e ininterrotto con il conseguente esaurimento delle energie psicofisiche a disposizione.

Quali sono le conseguenze negative del workaholism?

–          sintomatologia ansiosa e depressiva;

–          abuso di psicofarmaci, tabacco e alcol;

–          sofferenza personale e dei propri cari;

Ma cosa nasconde la dipendenza da lavoro?

Chi dedica la propria esistenza al lavoro lo fa per affrontare in modo accettabile una sofferenza intima, profonda. Un malessere che nasce da problematiche relazionali (coniugali o familiari), da vissuti di inadeguatezza e indegnità, da bassi livelli di autostima, da percezioni di scarsa autoefficacia, da dubbi sulla propria identità e valore come individuo, o dall’aver affrontato eventi traumatici, come un lutto o una separazione.