L’organizzazione della conoscenza. Come l’uomo legge gli eventi e costruisce significati.

Gli esseri umani si pongono come meta quella di organizzare il mondo, di dare un ordine coerente al flusso dell’esperienza e alle proprie percezioni. All’interno di una dimensione intersoggettiva, dove le relazioni con l’ambiente e con gli altri vengono ricercata intenzionalmente, è importante per l’individuo ricercare dei significati e crearne sempre di nuovi. Tutto ciò presuppone una concezione dell’uomo come attivo creatore e ordinatore della realtà, dotato di autonomia nella sua attività di auto-regolazione del mondo.

La conoscenza, che si acquisisce dal continuo scambio con l’esterno, presenta un’organizzazione assai complessa, fondata su un livello tacito, che interpreta, e uno esplicito, che traduce. L’integrazione delle varie strutture nervose, che costituiscono il sistema nervoso centrale, avviene inizialmente attraverso alcuni principi basilari che l’essere umano eredita geneticamente, mentre in un secondo momento questi sistemi distinti si specificano ulteriormente mediante le relazioni interpersonali. La modalità con cui l’individuo organizza la propria complessità pone le basi per la creazione di teorie, idee ed emozioni complesse, dalle quali ha origine il sapere, la consapevolezza di sé stessi come entità esistenti nel mondo e nella mente degli altri.

Se tale è il modo degli individui di essere nel mondo, allora dovrebbe essere possibile riconoscere una serie di regole personali, che esprimono una certa coerenza interna rispetto alla modalità di approcciarsi al mondo. È come se esistesse una sorta di copione, un filo continuo, dal quale l’individuo può estrapolare le direttive indispensabili per affrontare e dare un senso alle situazioni della vita ed esprimere le proprie emozioni. Ogni persona possiede un proprio modo di organizzare la conoscenza, che lo distingue dagli altri, anche se è possibile assimilarli a schemi cognitivi di altri individui.

Guidano e Liotti, e successivamente altri autori, hanno descritto quattro modelli organizzativi della conoscenza che hanno chiamato organizzazioni cognitive: le organizzazioni di tipo fobico, di tipo ossessivo-compulsivo, di tipo depressivo e quella relativa ai disturbi alimentari psicogeni. Ognuna di queste organizzazioni è contraddistinta da modalità specifiche di conoscenza in funzione di un mantenimento dinamico dell’equilibrio del sistema. Nel momento in cui venisse meno l’equilibrio e la coerenza interna del sistema, lo scompenso che ne deriverebbe condurrebbe a quadri clinici in relazione alle modalità organizzative stesse.

Ogni specifica organizzazione dei processi conoscitivi personali prende forma gradualmente nel corso dello sviluppo individuale, acquisendo, dunque, una dimensione di temporalità, che conduce a cambiamenti a volte non particolarmente significativi, altre volte anche radicali. Il senso di unicità personale e di continuità storica vengono mantenuti nonostante modifiche anche significative dell’organizzazione cognitiva. Ciò che varia è la percezione di sé, della propria identità personale.

Lo sviluppo dell’organizzazione cognitiva, essendo correlato all’attività del sistema nervoso, ma anche alla percezione di sé e al riconoscimento della propria realtà familiare e sociale, non è lineare e così facilmente prevedibile, ma può essere solamente ipotizzato. Il non essere predeterminato dell’organizzazione di conoscenza, non vuol dire che essa sia del tutto casuale, poiché ogni fase dirige quella successiva verso una determinata direzione, confermando il senso di continuità e unicità della narrazione personale.

 

Equilibrio dinamico

Il sistema di conoscenza dell’uomo possiede al suo interno, in un particolare punto, un equilibrio dinamico, che oscilla continuamente, adattandosi alle richieste dell’ambiente.

Esistono, quindi, delle regole alla base delle organizzazioni cognitive, fondate su principi di restrizione messi a punto da vincoli che gli eventi non possono trasgredire. Durante l’evoluzione della conoscenza, la persona seleziona percettivamente solo determinati aspetti della realtà mediante l’uso di schemi emotivi e di memoria, dai quali si creano aspettative che si tende a ricercare lungo tutto l’arco della vita. Tale interazione con l’ambiente guida in qualche modo la strutturazione spontanea della conoscenza, permettendo lo stabilirsi di un equilibrio dinamico, che mediante continue fluttuazioni tende all’ordine. In tal senso, il verificarsi di fluttuazioni che escono dal raggio di stabilità del sistema provocherà una ristrutturazione dei processi di organizzazione.

I processi percettivi sono continuamente soggetti a tensioni e a fluttuazioni, la cui funzione è quella di permettere il crearsi di significati e costruzioni inedite degli stimoli, permettendo così nuove scoperte. L’impatto che ogni stimolo ha sulla mente dipende dalla prevedibilità o meno degli eventi, alla quale si aggiungono le aspettative personali. Per questo motivo, alcuni giudicano stressanti particolari eventi, che per altri non acquisteranno tale significato.

Seguendo tale ragionamento, sarebbe pressoché fuori luogo parlare di organizzazioni normali o patologiche, anzi il termine esatto da utilizzare per descrivere la modalità di organizzare le esperienze è quello di elasticità. Un’organizzazione sarà elastica, nel momento in cui, di fronte ad una fluttuazione significativa, metta in atto una ristrutturazione; al contrario sarà rigida, quando, nella stessa situazione, si verifichino degli scompensi.

L’impossibilità e l’incapacità di spiegare le sensazioni nuove, derivanti da fenomeni ambientali inaspettati, ripetuti e particolarmente stressanti, fa si che queste emozioni vengano vissute negativamente, provocando degli scompensi, non poco significativi, all’interno dell’organizzazione cognitiva. Il disagio psichico che disturba l’individuo si trasforma così in sintomi, di diversa natura e con svariate caratteristiche, in base alle modalità di rappresentazione e alla psicofisiologia della propria organizzazione.

 

Adattamenti e cambiamenti

Le organizzazioni cognitive possiedono, al loro interno, le potenzialità indispensabili per affrontare gli stimoli turbolenti provenienti dall’esterno e le fluttuazioni emotive più intense, in modo tale da poter attuare i cambiamenti necessari per rendere più semplice l’adattamento all’ambiente e mettere in atto piani di compensazione per superare gli eventi considerati critici.

A tal proposito, sono stati effettuati diversi studi sulla capacità di adattamento e compensazione degli individui, e dai dati raccolti emerge come una favorevole situazione di reciprocità con la famiglia, ed in particolare con le figure di attaccamento, aiuti lo sviluppo di un atteggiamento positivo verso se stessi e verso gli eventi ambientali. Un attaccamento sicuro, mantenuto anche durante la fase adolescenziale, permette, di fatti, di sviluppare una buona capacità esplorativa oltre che del mondo anche dei propri stati interni, favorendo lo sviluppo di un adeguato dialogo interno e dell’immaginazione.

La teoria dell’attaccamento di Bowlby postula che esista una predisposizione innata degli esseri viventi alla ricerca di vicinanza protettiva con i conspecifici, la quale sarebbe controllata da un sistema operativo interno, il sistema dell’attaccamento, che si attiva in caso di aiuto, dolore o assenza di conspecifici. Ogni qual volta la meta viene raggiunta, attraverso la mobilitazione di varie abilità comportamentali, come il pianto, il sistema si disattiva.

Le regole innate alla base dell’attaccamento vengono influenzate dall’ambiente, fino a dare origine ai quattro stili, o pattern, di attaccamento, osservati empiricamente mediante la Strange Situation.

 

I quattro fondamentali pattern di attaccamento si distinguono in:

  • pattern A di attaccamento (attaccamento evitante), proprio di quei bambini che non protestano, piangendo, quando avviene la separazione, all’interno della Strange Situation, con la figura di attaccamento (FDA). Nel momento della riunione, il bambino non accoglie l’invito all’abbraccio della madre, continuando a giocare ed evitando il suo sguardo. È come se evitasse intenzionalmente la FDA;
  • pattern B di attaccamento (attaccamento sicuro), usato per indicare quel comportamento messo in atto dal bambino quando, a seguito del distacco con la FDA, protesta vivacemente e si calma, quando ha nuovamente vicina la madre;
  • pattern C di attaccamento (attaccamento ambivalente), in cui, come nel pattern B, il bambino protesta se la FDA si allontana, ma al momento dell’unione, egli non si fa confortare immediatamente, anzi continua nel suo pianto. È come se il piccolo resistesse attivamente al conforto della madre, ma al tempo stesso lo ricercasse;
  • stile D di attaccamento (attaccamento disorganizzato o disorientato), caratterizzato da una mancanza di organizzazione del comportamento di attaccamento, insieme ad un disorientamento, più o meno accentuato, rispetto alla meta delle azioni. Il bambino, che presenta questo stile di attaccamento, esprime un forte disturbo dell’attenzione nei confronti della FDA. Il bambino sembra non essere capace di organizzare insieme atteggiamenti di evitamento o di avvicinamento, per cui o si avvicinano alla madre con la testa girata dall’altra parte, evitando lo sguardo, o rimangono immobili davanti ad essa, come se fossero in uno stato di

Ad ogni stile di attaccamento è correlato un determinato atteggiamento della FDA, studiato attraverso la Adult Attachment Interview (AAI), ovvero un’intervista strutturata che indaga il rapporto dell’adulto con i propri genitori e le idee che si è formato riguardo il valore dell’attaccamento. Si avranno allora:

  • stile materno dismissing, nei genitori del bambino evitante. Esso esprime una generale svalutazione del bisogno di cura e di attenzione;
  • stile materno free, tipico di quei genitori che valutano in maniera adeguata il bisogno di cura, e si trova nei genitori dei bambini con pattern di attaccamento B;
  • stile materno invischiato, presentato da quei genitori le cui risposte all’AAI sembrano esprimere un certo disagio rispetto ai bisogni di cura e attenzione. È come se questi adulti avessero ancora una relazione problematica con i propri genitori, non essendo riusciti a risolvere il conflitto emotivo circa il valore dell’attaccamento. Il pattern C è la modalità di ricerca di vicinanza e accudimento messa in atto dal bambino di questi genitori;
  • stile materno unresolved, di quei genitori che sono alle prese con la risoluzione di eventi altamente traumatici o luttuosi, occorsi nella loro infanzia. Tale stile è correlato allo stile di attaccamento D.

 

La possibilità di avere una base sicura, alla quale chiedere aiuto e protezione, è per l’individuo, nella sua prima fase di vita, un elemento fondamentale per la strutturazione del proprio sistema cognitivo, in quanto gli  conferisce l’elasticità, utile per affrontare le sensazioni interne, anche quelle particolarmente intense, e per risolvere ed accettare le tracce della complessità che con frequenza si presentano nel corso della vita.

È possibile che si verifichino cambiamenti più superficiali, ma, se necessario, possono verificarsi anche rivoluzioni più profonde dell’organizzazione cognitiva.

Nel caso di modifiche del sistema cognitivo di tipo adattativo, cioè superficiali, si verifica un cambiamento dell’atteggiamento rispetto alla realtà, mentre rimangono inalterati l’immagine di sé e l’atteggiamento dell’individuo verso di essa.

Quando ci si trova di fronte, invece, ad un evento particolarmente stressante, causa di una fluttuazione emotiva intensa, avviene nell’organizzazione della conoscenza un cambiamento profondo, che si può definire quasi rivoluzionario. Le regole, solitamente usate per ordinare il disordine di base, vengono a cadere lasciando il posto a nuovi principi organizzatori. Muta, oltre che il significato attribuito alla realtà, anche l’atteggiamento verso se stessi, dando origine ad una nuova identità personale. Rimane intatto, comunque, quel senso di continuità che ci lega al passato e alle esperienze pregresse, fornendo un legame che permette di ricostruire ciò che è accaduto.

Va ricordato, che qualsiasi sia il cambiamento – superficiale, profondo o dovute ad uno scompenso – esso deve essere considerato sia una progressione, poiché oltrepassa i vincoli precedenti, aumentando il volume delle informazioni immagazzinate e accettando un numero sempre maggiore di fluttuazioni interne, sia una regressione, in quanto impone delle nuove regole alla complessità di base. Se i nuovi vincoli sono tali da bloccare la possibilità e le richieste di soluzione di problemi nuovi e inaspettati, si produrrà nell’individuo una crisi dell’organizzazione cognitiva.

 

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