Se stai pensando di iniziare un percorso di psicoterapia ma il costo delle sedute ti preoccupa, probabilmente hai già sentito parlare del Bonus Psicologo. È una delle misure di sostegno alla salute mentale più richieste degli ultimi anni in Italia, e anche per il 2026 è stata confermata. In questa guida trovi tutto quello che serve sapere: chi può richiederlo, quanto vale, come funziona la domanda e — soprattutto — come prepararti per non perdere l’occasione quando si apriranno le richieste.
Cos’è il Bonus Psicologo e perché esiste
Il Bonus Psicologo nasce come risposta concreta all’aumento del disagio psicologico legato alla pandemia, in un momento in cui sempre più persone hanno sentito l’esigenza di prendersi cura del proprio benessere emotivo. Dopo il debutto nel 2022, la misura si è rivelata così efficace e richiesta che è stata resa permanente, anche se i fondi vengono rifinanziati e confermati ogni anno con appositi decreti.
In pratica, lo Stato riconosce un contributo economico a chi attraversa un periodo di difficoltà psicologica e decide di intraprendere — o proseguire — un percorso di psicoterapia con un professionista privato. Non è un sostegno generico al benessere, ma uno strumento mirato a rendere più accessibile economicamente la psicoterapia, che ha un costo non sempre sostenibile per tutte le fasce di reddito.
Quanto vale il Bonus Psicologo nel 2026
Il Bonus Psicologo 2026 può arrivare fino a 1.500 euro, in base alla fascia ISEE del richiedente. Nello specifico, gli importi sono suddivisi così:
Per chi ha un ISEE fino a 15.000 euro, il contributo massimo è di 1.500 euro. Per chi ha un ISEE compreso tra 15.000 e 30.000 euro, il contributo scende a 1.000 euro. Per chi ha un ISEE tra 30.000 e 50.000 euro, il contributo massimo è di 500 euro. Oltre la soglia dei 50.000 euro di ISEE, purtroppo non si ha diritto al bonus.
È importante capire come funziona concretamente il rimborso: ogni seduta viene coperta fino a un massimo di 50 euro, e se la tariffa del professionista è più alta, la differenza resta a carico della persona. Facciamo un esempio pratico: se il tuo psicoterapeuta richiede 80 euro a seduta, il bonus ne copre 50 e tu paghi i restanti 30 euro di tasca tua. Questo significa che, anche con un ISEE basso e un bonus massimo di 1.500 euro, è probabile che il percorso completo richieda comunque un piccolo contributo personale per ogni seduta — ma il risparmio complessivo resta significativo.
Per il 2026 lo stanziamento complessivo è di 8,5 milioni di euro, una cifra leggermente inferiore rispetto ai 9,5 milioni dell’anno precedente. Di questi fondi, una parte — circa 200.000 euro — sarà destinata all’ammodernamento della piattaforma tecnologica dell’INPS, nella speranza di rendere il sistema più stabile durante i picchi di richieste.
Chi può richiedere il Bonus Psicologo
Il bonus è aperto a qualsiasi cittadino residente in Italia che stia attraversando un momento di difficoltà psicologica — ansia, stress, depressione o fragilità emotiva — e che voglia iniziare o continuare un percorso con uno psicoterapeuta privato.
Una delle informazioni più rassicuranti, e che spesso non è chiara a chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di sostegno, è che non sono richiesti requisiti sanitari specifici né certificazioni preventive. In altre parole: non serve una diagnosi di depressione o ansia, e non serve nemmeno l’impegnativa del medico di base. Basta dichiarare, in fase di domanda, di trovarsi in una condizione di disagio psicologico.
Questo è un vantaggio enorme rispetto ad altre forme di sostegno sanitario, perché elimina una delle barriere più scoraggianti per chi vorrebbe iniziare un percorso terapeutico ma non ha ancora un inquadramento clinico formale. Detto questo, è bene precisare che il bonus non è pensato per richieste generiche: lo psicologo che accoglie il paziente valuterà comunque la situazione nel corso del primo colloquio, perché si tratta di una misura destinata a chi ha un reale bisogno di supporto psicologico, non semplicemente di una consulenza qualsiasi.
I due requisiti formali e imprescindibili sono quindi due: la residenza in Italia (la cittadinanza italiana non è richiesta) e un ISEE in corso di validità non superiore a 50.000 euro. Se il tuo ISEE è scaduto o non aggiornato, la domanda non potrà essere accolta — per questo motivo è uno dei primi aspetti su cui conviene muoversi in anticipo, come vedremo più avanti.
Quando si apriranno le domande nel 2026
Questa è probabilmente la domanda più frequente, ed è giusto essere chiari: al momento le date ufficiali per il 2026 non sono ancora state comunicate dall’INPS. Tuttavia, possiamo fare una previsione abbastanza affidabile basandoci sullo storico delle edizioni precedenti.
Nel 2025 la finestra per presentare la domanda è stata aperta dal 15 settembre al 14 novembre. Seguendo questo pattern, per il 2026 ci si aspetta un’apertura simile, probabilmente tra settembre e ottobre.
C’è un dettaglio normativo interessante da conoscere: la circolare INPS che annuncia ufficialmente l’apertura deve essere pubblicata con almeno 30 giorni di preavviso rispetto alla data di inizio delle domande. Questo significa che, non appena verrà diffusa la comunicazione ufficiale, avrai comunque un margine di tempo per organizzarti — ma è comunque importante muoversi prima, come spieghiamo nel prossimo paragrafo.
Come funziona la graduatoria — e perché conviene non aspettare l’ultimo giorno
Un aspetto che genera spesso confusione è il meccanismo di assegnazione del bonus. Diversamente da quanto si potrebbe pensare, l’INPS non assegna i fondi semplicemente in base all’ordine cronologico di arrivo delle domande. La piattaforma resta aperta per un periodo prestabilito, e solo alla scadenza del termine vengono stilate le graduatorie, basate sul valore dell’ISEE dal più basso al più alto.
In pratica, non è una corsa contro il tempo nel senso letterale: anche se invii la domanda l’ultimo giorno utile, hai comunque le stesse probabilità di chi l’ha inviata il primo giorno, a parità di ISEE. Quello che fa davvero la differenza è il valore del tuo ISEE: la priorità più alta viene data alle domande con l’ISEE più basso, mentre a parità di ISEE viene data precedenza alle domande inviate prima.
Detto questo, c’è un motivo molto concreto per non aspettare comunque l’ultimo momento: nel 2025 sono state presentate oltre 245.000 domande in poche settimane, e i fondi 2026 — pari a 8,5 milioni di euro — si esauriranno altrettanto rapidamente. Se il tuo ISEE rientra in una fascia medio-alta (tra 30.000 e 50.000 euro), la competizione sarà più serrata, ed è quindi consigliabile presentare la domanda il prima possibile dopo l’apertura della finestra.
Come prepararsi fin da ora
Anche se le date ufficiali non sono ancora note, ci sono almeno tre cose che puoi fare già adesso per arrivare pronta al momento dell’apertura, evitando di perdere tempo prezioso quando la finestra si aprirà.
La prima cosa da verificare è il tuo ISEE. Senza un’attestazione ISEE valida, la domanda viene respinta automaticamente. Se non lo hai ancora richiesto, puoi farlo gratuitamente presso un CAF oppure online tramite il sito INPS, presentando la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica). Ricorda che l’ISEE ha una validità di 12 mesi dalla data di presentazione della DSU — quindi se lo hai richiesto più di un anno fa, è il momento di rinnovarlo.
La seconda cosa è assicurarti di avere attivo lo SPID, la Carta d’Identità Elettronica (CIE) o la Carta Nazionale dei Servizi (CNS), perché la domanda si presenta esclusivamente online attraverso il portale INPS, usando una di queste credenziali. Se non hai ancora lo SPID, è bene richiederlo per tempo, dato che i tempi di attivazione possono variare da 24 ore fino a due settimane a seconda del gestore scelto.
La terza accortezza, spesso sottovalutata, è verificare che i tuoi contatti siano aggiornati nell’area personale MyINPS — email e numero di cellulare — perché è proprio attraverso questi canali che l’INPS comunica l’esito della domanda e il codice univoco da utilizzare.
Come si presenta la domanda
Quando la finestra si aprirà, la procedura seguirà — salvo modifiche — lo stesso schema degli anni precedenti. Si accede al portale INPS con le proprie credenziali digitali, si cerca la sezione dedicata al “Contributo sessioni psicoterapia” e si compila il modulo online, dove i dati anagrafici e l’ISEE vengono caricati automaticamente dal sistema.
Per chi ha difficoltà con la procedura digitale, è possibile presentare la domanda anche telefonicamente tramite il Contact Center INPS, al numero verde 803164 da rete fissa (gratuito) oppure al numero 06164164 da cellulare (a pagamento). In alternativa, ci si può rivolgere a un patronato, che offre assistenza gratuita nella presentazione della domanda — anche se, naturalmente, il patronato non potrà presentarla prima dell’apertura ufficiale del bando.
Cosa succede dopo l’invio della domanda
Una volta chiusa la finestra di presentazione, l’INPS elabora le graduatorie regionali. Per il bonus 2025, ad esempio, le graduatorie definitive sono state pubblicate circa tre settimane dopo la chiusura delle domande. L’esito viene comunicato tramite SMS, email o notifica sull’App IO, ed è comunque sempre consultabile direttamente nella propria area riservata del portale.
Se la domanda viene accolta, riceverai un codice univoco alfanumerico, da comunicare al professionista scelto. È fondamentale verificare che lo psicologo o psicoterapeuta sia regolarmente iscritto all’Albo degli Psicologi e abbia formalmente comunicato la propria adesione al Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) — altrimenti il codice non potrà essere utilizzato.
C’è un aspetto normativo importante introdotto di recente, che vale la pena conoscere bene: dal 2025 è in vigore una regola “anti-spreco” secondo cui chi non effettua almeno una seduta entro 60 giorni dall’accoglimento della domanda decade automaticamente dal beneficio. In quel caso, si procede una sola volta allo scorrimento della graduatoria, assegnando il contributo non utilizzato ad altri richiedenti in lista d’attesa.
Una volta attivato, il codice resta valido per un periodo più ampio: 270 giorni dalla data di accoglimento della domanda, periodo entro cui è possibile utilizzare l’intero importo assegnato per le proprie sedute di psicoterapia.
Posso scegliere liberamente il mio psicoterapeuta?
Sì, ed è uno degli aspetti più apprezzati di questa misura. Puoi cambiare terapeuta in qualsiasi momento durante il percorso, a patto che anche il nuovo professionista sia iscritto all’Albo e abbia aderito al programma. Basterà comunicare il proprio codice univoco al nuovo terapeuta, che lo utilizzerà per le sedute successive.
Questo significa che puoi davvero scegliere la persona con cui ti senti più a tuo agio, senza essere vincolata a un elenco ristretto o a strutture pubbliche — un elemento non scontato quando si parla di un percorso delicato e personale come la psicoterapia.
E se non rientro nel bonus?
È una domanda legittima, soprattutto considerando quanto i fondi si esauriscano rapidamente. Se il tuo ISEE supera i 50.000 euro, o se semplicemente non riesci a rientrare in graduatoria per via dell’alta competizione, ci sono comunque alternative da considerare.
Le spese sostenute per la psicoterapia presso un professionista privato sono in parte detraibili nella dichiarazione dei redditi, con un meccanismo simile a quello delle spese sanitarie. Inoltre, se sei dipendente, alcune aziende offrono piani di welfare aziendale che includono un supporto al benessere psicologico dei propri collaboratori — vale la pena informarsi con il proprio datore di lavoro.
In ogni caso, il fatto di non rientrare nel bonus non deve essere un ostacolo per prendersi cura della propria salute mentale. Molti professionisti, me compresa, offrono percorsi personalizzati e un primo colloquio conoscitivo per valutare insieme le opzioni più sostenibili.
Conclusione: prepararsi oggi per non perdere l’occasione a settembre
Il Bonus Psicologo 2026 rappresenta una delle opportunità più concrete per chi desidera affrontare un percorso di psicoterapia senza che il costo economico sia un ostacolo. Anche se le date ufficiali di apertura non sono ancora note, sappiamo con buona approssimazione che la finestra si aprirà tra settembre e novembre — e i mesi che mancano sono il momento migliore per prepararsi: verificare l’ISEE, attivare lo SPID, e iniziare a riflettere su quale tipo di supporto psicologico potrebbe essere più adatto a te.
Se stai pensando di intraprendere un percorso di psicoterapia — con o senza il sostegno del bonus — il primo passo è spesso il più importante. Sono la dott.ssa Paola Pantaleo, psicologa e psicoterapeuta a Milano, specializzata in terapia cognitivo-comportamentale ed EMDR. Offro un primo colloquio conoscitivo per capire insieme le tue difficoltà e il percorso più adatto a te — in studio a Milano o online.
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