4 passi per comunicare bene

Comunicare empaticamente può avere molti vantaggi in ambito relazionale, sia nei contesti lavorativi che in quelli familiari e amicali. La parola empatia deriva da En-pathos, in greco “sentire dentro” e in psicologia sta ad indicare l’abilità sociale di mettersi nei panni dell’altro e di comprenderne le emozioni e gli stati d’animo.

La comunicazione empatica si fonda su tre atteggiamenti essenziali, che sono:

  • essere trasparenti durante il dialogo con l’altro, ovvero non celare il proprio mondo interiore (emozioni, stadi d’animo, pensieri, sensazioni) ma esplicitarlo per renderlo parte del contenuto della conversazione. La comunicazione non deve basarsi, infatti, soltanto su uno scambio di fatti e informazioni;
  • mantenere il controllo di sé, cercando di non prevaricare sull’altro e di mantenere separati i propri stati d’animo da quelli dell’altro. Ricordiamo che essere empatici vuol dire comprendere gli stati emotivi di chi abbiamo di fronte, ma non che il nostro monto interiore coincide con quello dell’altro, o viceversa;
  • non giudicare la persona con la quale stiamo comunicando, ma accettare in modo incondizionato ciò che espone e ciò che sente emotivamente. Ciò non vuol dire essere d’accordo con il contenuto che l’altro ci espone ma semplicemente accettare quello che viene esposto, considerandolo frutto dei bisogni e delle motivazioni del nostro interlocutore.

Come risolvere i conflitti relazionali ? Come abbandonare una comunicazione basata semplicemente sui fatti, altamente riduttiva, passiva e poco fruttuosa, o peggio un “linguaggio violento” che svaluta e accusa l’altro,e acquisire il “linguaggio dell’empatia”?

Ecco alcuni suggerimenti che ti aiuteranno a comunicare con le persone in modo empatico ed attivo.

  1. Descrivere ciò che osserviamo. Cerchiamo di esporre a chi abbiamo di fronte gli eventi in maniera oggettiva, senza dare giudizi o esprimere opinioni personali.
  2. Parlare un linguaggio emotivo. E’ importante condividere con l’altro le emozioni suscitate dal suo comportamento o dalla situazione. Provi rabbia? Paura? Ansia? Tristezza? Sfinimento? Se ci impegniamo a manifestare le emozioni che proviamo, il clima relazionale diventerà immediatamente più rilassato.
  3. Esplicitare i propri bisogni. Proviamo a pensare ai bisogni che stanno dietro le nostre emozioni e cerchiamo di comunicarli al nostro interlocutore senza utilizzare un tono accusatorio. Impegniamoci a trasformare in bisogni le accuse che rivolgeremmo all’altro. Un esempio può essere questo: “Tu non mi aiuti” (accusa) in “Io ho bisogno del tuo aiuto” (bisogno).
  4. Formulare una richiesta. E’ necessario esporre a chi abbiamo davanti come può soddisfare il nostro bisogno. Ricordiamo che la richiesta può essere comunque rifiutata e non deve diventare, ovviamente, una pretesa. Un esempio di formulazione di una richiesta può essere: “Per favore,in futuro occupati tu di questo. Sei d’accordo?”.

Imparare il “linguaggio dell’empatia” è come apprendere una lingua straniera. Solo esercitandosi con regolarità e motivazione si arriverà a parlare correttamente.

 

 

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